Descrizione

Altri Vampirismi dall’America Latina

a cura di Lorenzo Incarbone
traduzioni di Federica Marsili

Ritornare tra i vivi dal sepolcro non è cosa da poco; rimanerci e sopravvivere ad oltre trecento anni di grande letteratura è cosa rara e preziosa. È questo il destino del Vampiro, che non conosce oblio sin dalla sua comparsa nelle tradizioni popolari più antiche.

Pur mantenendo integra la propria identità e i caratteri distintivi infernali, ha saputo adattarsi ai tempi presenti, modellandosi tra le varie culture e correnti letterarie e artistiche, evolvendosi al pari della società che ne narrava le sciagure. E viaggiando nel Tempo e nel Mondo tra diverse sensibilità, in questo volume proviamo a scoprire come il demone si sia adattato alla letteratura latinoamericana, e come da essa sia stato assorbito e plasmato.

Sebbene nella letteratura del Sud-America sia possibile riscontrare la presenza di queste creature sin dalla fine del diciottesimo secolo, è solo dalla seconda metà dell’Ottocento che la sua presenza comincia a farsi ingombrante, per trovare infine grande spazio nel periodo modernista, in cui l’ombra si trova spesso a spogliarsi delle canoniche maschere infernali per adattarsi a ben più spaventosi caratteri umani, plasmando i tratti tipicamente soprannaturali come metafora delle perversioni e pulsioni più tragiche della contemporaneità.

Così i vampiri che incontreremo in questa breve antologia saranno i più diversi, poiché l’intenzione principale degli autori pare non tanto quella ripetere il mito del mostro, quanto piuttosto di esplorarlo, adattarlo; meglio ancora, l’intuizione profonda è di smettere di scandagliare oscuri castelli e villaggi sperduti, non scavare nella terra, bensì nell’animo umano, in cerca della bestia, nelle perversioni dell’uomo-mostro e nella società che lo morde al collo per corromperlo.

Ci allontaneremo – col progredire dei racconti della raccolta – dalla visione più “rassicurante” dei primi, in cui il vampiro apparirà riconoscibile nel suo più scintillante abito usuale, addentrandoci in un’esplorazione che ci porterà a doverlo distinguere tra pieghe più celate, turbandoci, poiché la sua sete di sangue non pare placarsi neppure se privato delle abituali e rassicuranti fattezze, per domandarci se il Vampiro sia effettivamente tanto distante da ciò che ci accade intorno.

Sorprende forse che il vampiro meno canonico, celato dietro la metafora, sia tanto tragicamente somigliante alla realtà, folle e crudele? L’inganno che si dipana con il progredire dei racconti è che egli non sia altro da noi, minando fino a far crollare la sicurezza data dal fatto che fossero differenti nature a distinguerci.

Il confine con il soprannaturale pare allora assottigliarsi e confondersi, corrompersi, poiché a terrorizzarci con i caratteri del Vampiro è la natura perversa dell’uomo, e tali vampiri-umani si rivelano assai più terribili poiché la loro forza non è soprannaturale, la loro malvagità non è instillata dal diavolo; la follia, il crimine, la disperazione sono cosa ben più spaventosa.

Ci allontaniamo dalla tradizione dunque, ma ci avviciniamo forse all’archetipo, alla vera essenza del mostro: la sua natura, umana.

 

Una Leggenda
La vergine di cera, di Abraham Valdelomar (1910)

Discesa
Tristán Cataletto, di Julio Calcaño (1892)
Un altro caso di vampirismo, di Alfonso Hernández Catá (1907)
Gaspar Blondín, di Juan Montalvo (1858)
Thanathopia, di Rubén Darío (1893)
Le vampire, di Clemente Palma (1906)

Caduta
Il vampiro, di Horacio Quiroga (1927)
Bianco e rosso, di Bernardo Couto Castillo (1893)
Il vampiro, di Rubén Valenti (1903)

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